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	<description>Portale di linguistica e filologia occitanica</description>
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		<title>Dante per i manager</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 05:13:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ricevo e pubblico una nota sull&#8217;uscita di un libro quanto mai (all&#8217;apparenza) bizzarro titolo: &#8220;Dante per i manager. La Divina Commedia in azienda&#8221;, di Enrico Cerni, edizioni Il Sole-24 Ore, Milano, 2010 Sugli scaffali delle principali librerie italiane dal 20 luglio si trova &#8220;Dante per i manager. La Divina Commedia in azienda&#8221;, un manuale di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricevo e pubblico una nota sull&#8217;uscita di un libro quanto mai  (all&#8217;apparenza) bizzarro titolo:</p>
<p><a rel="attachment wp-att-1612" href="http://arnaut.org/?attachment_id=1612"><img title="dante x i manager_enrico_cerni" src="http://www.massimilianodeconca.org/wp-content/uploads/2010/07/dante-x-i-manager_enrico_cerni-200x300.jpg" alt="" width="120" height="180" /></a>&#8220;Dante per i manager. La Divina  Commedia in azienda&#8221;, di Enrico Cerni,  edizioni Il Sole-24 Ore, Milano,  2010</p>
<p>Sugli scaffali delle principali librerie italiane dal 20 luglio si  trova  &#8220;Dante per i manager. La Divina Commedia in azienda&#8221;, un manuale  di  management scritto con uno stile spumeggiante e allo stesso tempo   approfondito nell’analisi di vizi e virtù delle aziende contemporanee.<br />
<img title="More..." src="http://www.massimilianodeconca.org/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /><br />
Rivolto a manager e imprenditori, &#8220;Dante per i manager&#8221;, edito dalla   Casa Editrice del Sole-24 Ore, è un testo originale, stimolante,   curioso, che consente di ripercorrere “quel” viaggio attraverso Inferno,   Purgatorio e Paradiso partendo da un punto di vista contemporaneo:   quello delle aziende di oggi  e in particolare quello   dell’amministratore delegato della Divina Commedia Spa.</p>
<p>Il punto di vista di Enrico Cerni, già autore di testi di  divulgazione  dantesca, è che dietro ogni terzina di versi della  Commedia si nasconda  uno spunto manageriale. Tutto sta a scoprirlo, con  la mente ben aperta e  la volontà di ritrovare nelle aziende del XXI  secolo il piacere di quel  viaggio verso l’alto compiuto sette secoli fa  da Dante Alighieri. Ed è  così che i lettori possono cogliere  suggestioni per una migliore  conduzione delle loro imprese.</p>
<p>I pensatori contemporanei delle teorie più avanzate del management,  da  Howard Gardner a Gary Hamel, da Henry Mintzberg a Stephen Covey, da  Tom  Peters a decine di altri accademici, consulenti e guru per lo più   anglosassoni, fanno capolino accanto a Ulisse, a Paolo e Francesca, al   conte Ugolino e ai tanti personaggi che Dante incontra nei tre regni   dell’Oltretomba. Ai lettori, indicano sulla mappa dantesca gli itinerari   possibili, i luoghi da visitare e l’equipaggiamento utile nel gestire   persone e risorse.</p>
<p>La trama del viaggio dantesco s’intreccia così con l’ordito del  pensiero  manageriale realizzando una tela a maglie fitte che  dall’inizio alla  fine del manuale tiene il lettore incollato al testo,  nel desiderio di  scoprire quale sarà la trovata gestionale successiva.  Il traghettatore  Caronte diventa così metafora del leader dallo stile  direttivo e  autoritario, Minosse è un arcigno recruiting manager mentre  Virgilio e  Beatrice vestono i panni del mentor, il Purgatorio si  rivela il regno  degli interinali, dove le anime “a tempo” scontano le  loro pene e dove  la superbia diventa autoesaltazione, l’accidia si  trasforma in  demotivazione e la gola è analizzata come fame di  incarichi. Meta finale  resta il Paradiso, il regno delle virtù  aziendali e delle anime dei  beati che sono indicati quali modelli di  comportamento, medievale e  contemporaneo.</p>
<p>Il filo conduttore dell’intera narrazione è il desiderio di  eccellenza,  la sbuffante insoddisfazione per lo status quo e al  contempo la ricerca  costante dell’innovazione, dello sviluppo e del  cambiamento,  nell’anelito all’amor che move il cielo e l’altre stelle.</p>
<p>Con &#8220;Dante per i manager. La Divina Commedia in azienda&#8221; si aggiunge   così un ulteriore tassello alla sterminata produzione di testi   finalizzati alla divulgazione dell’opera dell’autore fiorentino, che   vedono in Roberto Benigni e in Vittorio Sermonti due tra i più noti   fautori della conoscenza del poeta e del suo successo contemporaneo. Il   sito www.danteforlife.it consente di acquisire quante più informazioni   sul libro &#8220;Dante per i manager&#8221; oltre che spunti per amare Dante e la   Divina Commedia in ogni fase dell&#8217;esistenza.</p>
<p>Caratteristiche dell’opera<br />
Editore: Il Sole-24 Ore, Milano<br />
Prima edizione: luglio 2010<br />
Pagine: 160<br />
Prezzo: € 19,00<br />
Codice: 25148<br />
ISBN: 978-88-6345-148-1</p>
<p>Per i più curiosi, qualche assaggio dal libro. Un consiglio  preliminare:  visitare il sito www.danteforlife.it prima di andare in  libreria.</p>
<p><strong>Dal Thinking Big al Thinking High</strong></p>
<p>Tutte le teorie (e le pratiche) del Thinking Big sono già in lui. Con   una differenza: l’approdo al big, analizzato secondo l’angolazione   prospettica del poeta, è sì importante ma non sufficiente. A Dante non   basta pensare in grande. L’enorme lente d’ingrandimento che David   Schwartz suggerisce di utilizzare è uno strumento che a Dante piace. Ma   percepisce che questo tool è privo di qualcosa. Per il poeta è stato   possibile compiere un passo in più.<br />
Andando alla ricerca dell’eccellenza, l’autore della Commedia ha puntato   al Grande per arrivare all’Alto. Alto come il Paradiso, come la  Candida  Rosa. Alto come i canti musicali che possiamo ascoltare nella  terza  cantica. Alto e profondo come lo stupore che ci lascia a bocca  aperta  quando leggiamo i suoi sonetti o quando rinnoviamo noi stessi  leggendo  la Vita nova.<br />
Ecco, quindi, la nuova visuale, il nuovo punto di vista, la nuova   occasione di profondità: puntare in Alto può diventare &#8211; per tutti noi &#8211;   un Fine. Il Fine. Proprio come lo è stato per lui.</p>
<p><strong>Intimità con i suoi clienti</strong></p>
<p>Dante, nei secoli, è riuscito a creare un rilevante clima di intimacy   con il suo pubblico, con i suoi clienti. Ha conquistato seguaci. Ha   creato con i lettori un legame tanto profondo da essersi fatto chiamare   dalla Storia per nome di battesimo.<br />
Tutta l’Italia è disseminata di vie, strade, scuole, centri culturali e   piazze dedicate al poeta ma anche nel resto del mondo si incontrano   Dante street o rue D. Alighieri, con l’accento sulla ultima i. E   l’evidenza di intimità con gli amministratori pubblici contemporanei è   così forte che alcune di queste strade sono addirittura per A. Dante…<br />
Il cognome diventa abbreviato a testimonianza che Dante è Dante. E   Shakespeare &#8211; sia pur lodato il drammaturgo inglese &#8211; non è Willy.</p>
<p><strong>Leaders are readers</strong></p>
<p>Dante legge, eccome se legge: leaders are readers! Studia, studia;   scrive, scrive. Fin da ragazzo. Convinto che il successo sia dato al 90 %   dalla traspirazione, cioè dalla fatica. E prende spunto da vari  maestri  che lo conducono attraverso percorsi di educazione   retorico-grammaticale (communication training del tempo),   filosofico-letteraria, filosofico-teologica. Tra questi maestri   apprezzati dal sommo, spicca il manager-divulgatore Brunetto Latini.</p>
<p><strong>Da dove: l’arte di chi parte (bene)</strong></p>
<p>Quali le fonti di ispirazione di Dante? Da dove parte? Per il proprio   corporate storytelling, trae spunto sia dalla conoscenza dei sette   peccati capitali (nei termini del knowledge cristiano) sia da un libro,   l’Etica Nicomachea, scritto da Aristotele, filosofo greco vissuto nel  IV  secolo avanti Cristo. Quel libro in cui il filosofo greco descrive  le  virtù come quelle cose che stanno in mezzo: tra gli opposti estremi  del  temerario e del codardo c’è colui che sa difendersi.<br />
Secondo Serge Latouche, filosofo francese autore dell&#8221;’Invenzione   dell’economia&#8221;, oltreché di una serie di saggi sulla decrescita serena,   l’&#8221;Etica Nicomachea&#8221; rappresenta una prima riflessione organica sul   valore e sui prezzi e cioè sul “cuore stesso dell’economia”. Dante   mescola insieme questi elementi e il risultato è lo scenario che ci   apprestiamo a visitare. Uno scenario fantastico e innovativo ma   strutturato sulla base di un concretissimo business plan.</p>
<p><strong>La selva oscura, il Tipping Point e l’azione</strong></p>
<p><em>Nel mezzo del cammin di nostra vita,<br />
mi ritrovai per una selva oscura<br />
che la diritta via era smarrita.</em></p>
<p>Chi dirige un gruppo di persone o un’azienda sa che aver smarrito la   “diritta via” può essere causato da due tipi di mancanze. La più grave   per il manager? L’assenza di una meta, ossia di un obiettivo chiaro e   delineato cui protendere (di una vision). La lucidità (lucidità è lux,   luce, opposta all’oscurità della selva) nel ri-conoscere gli obiettivi   da raggiungere è la chiave di volta di qualunque posizione di guida. La   seconda possibile mancanza, da guardare con maggior benevolenza  rispetto  alla prima ma ugualmente minacciosa, è la non conoscenza del  percorso  per raggiungere gli obiettivi noti. In questo contesto, la  meta è  conosciuta, delineato il punto di arrivo; ignoto resta come  arrivare  fino a lì, dove imboccare la strada che conduce alla  soluzione, quale  sentiero seguire.</p>
<p><strong>Tips for trips: il mentor Virgilio</strong></p>
<p>Ognuno segue dei modelli e la maggior parte degli individui lo fa a   livello inconscio, senza rendersene conto, bombardata e “massaggiata”   (come ci insegnava Mc Luhan tanti decenni fa) dal contesto nel quale   vive. Se riusciamo a scegliere, scegliere per davvero, le persone che ci   sappiano motivare e che ci possano aiutare, acquisteremo il controllo   del nostro destino. Una delle più straordinarie ricchezze della vita   consiste nel disporre di mentori personali. Maestri con i quali   confrontarsi. Maestri da studiare. Maestri da imitare in ogni loro   comportamento. E Dante, da questo punto di vista, che ha fatto? Ebbene,   si è scelto, quale mentore, il top dei top del suo tempo: Virgilio,   vissuto tredici secoli prima ma ancora ben risonante nel Medioevo.</p>
<p><strong><br />
Francesca, guru della comunicazione emozionale</strong></p>
<p>Qui tutto inizia con un contratto. Sì, un contratto stipulato da due  big  corporations, quella dei da Polenta, signori di Ravenna, e quella  dei  Malatesta, signori di Rimini. Era poco dopo il 1275 (Dante-autore  aveva  quindi una decina d’anni quando l’atto negoziale tra le famiglie  viene  realmente sottoscritto).<br />
Entrambe queste legal entities romagnole si spartivano il mercato della   riviera, facendo affari ciascuna nel proprio territorio e impegnandosi   in politica quel tanto che serviva per ottenere una buona copertura da   parte del papato: guelfe entrambe le imprese familiari.<br />
Forse per mettere fine ad antichi rancori di business, i da Polenta e i   Malatesta si accordano per un’alleanza di comodo: un matrimonio che   consenta di dare continuità al patrimonio e di conseguenza il   rafforzamento del conto economico di entrambe.</p>
<p><strong>Nell tratto finale, l&#8217;inno alla Vergine</strong></p>
<p>Nell’Empireo tratteggiato nel best seller dantesco tutto ruota  attorno  al concetto di ineffabile, di inesprimibile. Le parole non sono  più  idonee a descrivere. Le parole non bastano. Nella società   dell’ipercomunicazione, il loro valore è nullo. Qualunque racconto perde   di efficacia di fronte alla straordinaria maestosità dell’esperienza   (mistica) che il poeta ha il privilegio di sperimentare.</p>
<p>È così anche per il management. Qualunque libro, qualunque caso   raccontato, qualunque descrizione non potrà mai trasmettere niente   dell’esperienza diretta della gestione: ancora una volta, significar per   verba non si porria. Ancora una volta, non ci resta che provare e   riprovare. Commettere errori per cercare stimoli al miglioramento,   frequentare persone e personaggi, chiedere, interrogare, domandare ad   ogni passo, ringraziare di cuore, lavorare e rimboccarsi le maniche,   agire, sono l’unico modo per crescere e per innovare.</p>
<p><strong>L’unica strada che porta all’amor che move il sole e l’altre  stelle.</strong></p>
<p><a href="http://www.danteforlife.it" target="_blank">www.danteforlife.it</a></p>
<p><a href="mailto:info@danteforlife.it">info@danteforlife.it</a></p>
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		<title>Dottorato honoris causa a Peter Thomas Ricketts</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 21:47:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 23 giugno Peter Thomas Ricketts ha ricevuto un dottorato honoris causa presso l&#8217;Università di Tolosa II &#8211; Le Mirail. Per l&#8217;occasione il sito de La Dépêche ha pubblicato un&#8217;intervista a Peter Ricketts di cui di seguito fornisco la traduzione italiana. Come si diventa uno specialista quando occitano si è inglese? Nei primi mesi del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 23 giugno Peter Thomas Ricketts ha ricevuto un dottorato <em>honoris causa </em>presso l&#8217;Università di Tolosa II &#8211; Le Mirail.<br />
Per l&#8217;occasione il sito de <a href="http://www.ladepeche.fr/article/2010/06/28/863449-Le-maitre-de-l-occitan-medieval-est-anglais.html" target="_blank">La Dépêche </a>ha pubblicato un&#8217;intervista a Peter Ricketts di cui di seguito fornisco la traduzione italiana.</p>
<p><strong><a href="http://arnaut.org/wp-content/uploads/2010/07/ricketts.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-81" style="margin: 10px;" title="ricketts" src="http://arnaut.org/wp-content/uploads/2010/07/ricketts.jpg" alt="" width="280" height="499" /></a>Come si diventa uno specialista quando occitano si è inglese?<br />
</strong></p>
<p><strong> </strong>Nei primi mesi del &#8217;50, stavo preparando una laurea (n.d.t. <em>licence</em>) di francese presso l&#8217;Università di Birmingham, che mi ha permesso di trascorrere un anno come assistente di inglese a Nîmes. Quando sono tornato, c’era a disposizione un’opzione sui trovatori e così sono stato attratto dal Medioevo. Poi ho fatto la mia tesi sulle poesie di Guilhem de Montanhagol, un trovatore del XIII secolo, seguace di Raimondo VI, conte di Tolosa I.</p>
<p><strong>Lei parla dunque  l’occitano?</strong></p>
<p>Capisco la lingua occitana moderna, ma non la parlo. Sono pochi gli studiosi stranieri che parlano occitano moderno come insegnato nelle Calendrettes oppure ora in alcune scuole pubbliche.</p>
<p><strong>Pensa che l’occitano sia ancora vivo in Francia?</strong></p>
<p>La presenza culturale dell&#8217;occitano è molto importante e deve essere valorizzato . Ma la Francia ha da tempo rifiutato di firmare il contratto sulle lingue minoritarie europee. Io non sono molto ottimista. Si spera che ci sia un cambiamento di prospettiva e di politica culturale in Francia come in Inghilterra, dove è minacciata la lingua gaelica . Io frequento un corso alla scuola d&#8217;occitano Matabiau . Dà un esempio di ciò che accade nelle Calendrettes , ma per me il fatto che gli studenti delle scuole pubbliche ricevono la metà della loro lezioni in occitano è molto importante.</p>
<p><strong>E cosa pensa della egemonia della lingua inglese?</strong></p>
<p>Per ragioni economiche, le principali lingue schiacciano le piccole. Per l&#8217;inglese stiamo assistendo a un ritorno alla dialettalizzazione di questa lingua dominante nella stessa misura in cui essa continua il suo sviluppo.</p>
<p>L&#8217;insegnamento di occitano occupa un posto decisamente importante a Tolosa. Infatti,  l’Università di Tolosa II &#8211; Le Mirail è leader per gli studi dell&#8217;occitano. Sono orgoglioso di ricevere questo dottorato proprio qui. E’ l&#8217;università che avrei scelto se avessi avuto la possibilità di scegliere. Ma sono loro che mi hanno scelto!</p>
<p>(intervista di Davodeau Bernard)</p>
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		<title>Articoli online: repertorio immateriale</title>
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		<pubDate>Sun, 16 May 2010 21:43:58 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[filologia online]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel programma del corso 2009-10 di Costanzo Di Girolamo, professore dell&#8217;Università di Napoli &#8220;Federico II&#8221;, possiamo trovare anche alcuni articoli finora reperibili soltanto in cartaceo: «Madonna mia. Una riflessione sui salutz e una nota per Giacomo da Lentini», Cultura neolatina 66 (2006): 411-422 «Maria di Francia e il salut d’amour», Cultura neolatina 67 (2007): 161-165. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel <a href="http://www.filmod.unina.it/cdg/programma.htm" target="_blank">programma del corso 2009-10</a> di Costanzo Di Girolamo, professore dell&#8217;Università di Napoli &#8220;Federico II&#8221;, possiamo trovare anche alcuni articoli finora reperibili soltanto in cartaceo:</p>
<ol>
<li><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">«<a href="http://www.filmod.unina.it/cdg/Madonna_mia.pdf" target="_blank">Madonna mia. Una          riflessione sui salutz e una nota per Giacomo da Lentini</a>», <em> Cultura neolatina</em> 66 (2006): 411-422</span></li>
<li><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">«<a href="http://www.filmod.unina.it/cdg/Maria_e_il_salut.pdf" target="_blank">Maria          di Francia e il <em>salut d’amour</em></a>», <em>Cultura neolatina</em> 67          (2007): 161-165.</span></li>
</ol>
<p>In realtà addentrandosi <a href="http://www.filmod.unina.it/cdg/index.html" target="_blank">nelle pagine universitarie del sito del prof. Di Girolamo</a> è possibile trovare una ricca serie di informazioni e materiali di consultazione e studio: <a href="http://www.filmod.unina.it/cdg/Canzonieri/Canzonieri.htm" target="_blank">da alcune pagine dei canzonieri trobadorici</a> riprodotte (ottimamente) in formato immagine, ad <a href="http://www.filmod.unina.it/cdg/Lee_cdg.06-07.pdf" target="_blank">introduzioni di interi saggi</a>, a continui richiami a pozzi importantissimi di ricerca come <a href="http://www.narpan.net" target="_blank">Narpan</a>, <a href="http://www.rialc.unina.it">Rialc </a>e <a href="http://www.rialto.unina.it" target="_blank">Rialto</a>.</p>
<p>Il programma dei corsi si arricchisce inoltre di un&#8217;antologia (online) dei testi utilizzati per le lezioni dei corsi magistrali.</p>
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		<title>Congresso per riflettere sull&#8217;edizione critica</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 22:06:25 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[congresso]]></category>
		<category><![CDATA[interpretazione]]></category>
		<category><![CDATA[santiago de compostela]]></category>
		<category><![CDATA[testo medievale]]></category>

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		<description><![CDATA[CONGRESO INTERNACIONAL O texto medieval: da edición á interpretación Santiago de Compostela, 25 e 26 de maio de 2010 Facultade de Filoloxía Programa do congreso]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 10px;" src="http://www.usc.es/filrom/textmed/gal/imx/logo.jpg" alt="" width="159" height="188" /></p>
<p><strong><a href="http://www.usc.es/filrom/textmed/index.html" target="_parent">CONGRESO  INTERNACIONAL </a></strong><a href="http://www.usc.es/filrom/textmed/index.html" target="_blank"><br />
<strong>O texto medieval: da edición á interpretación</strong></a></p>
<p>Santiago de Compostela,  25 e 26  de maio de 2010<br />
Facultade de Filoloxía</p>
<p><strong></strong><strong><a href="http://www.usc.es/filrom/textmed/gal/docs/triptic2.jpg" target="_blank">Programa do congreso</a></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Una nuova edizione della tenso Granet &#8211; Bertran d&#8217;Alamano (BdT 189.2/76.6)</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 22:01:58 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[giuseppe noto]]></category>
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		<description><![CDATA[Giuseppe Noto Granet ~ Bertran d’Alamano, De vos mi rancur, compaire (BdT 189.2 = 76.6) pp. 14 Sul sito di Lecturae Tropatorum]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lt.unina.it/Noto-2009.pdf" target="_blank"> <span style="font-family: Arial;">Giuseppe Noto<br />
Granet ~ Bertran d’Alamano, <em>De vos mi rancur, compaire</em> (<em>BdT</em> 189.2 = 76.6)</span><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"><br />
</span> <span style="font-family: Arial;">pp. 14</span></a></p>
<p><span style="font-family: Arial;">Sul sito di <a href="http://www.lt.unina.it" target="_blank">Lecturae Tropatorum</a><br />
</span></p>
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		<title>Atti del VI convegno SIFR (Padova 2009): Storia, tradizioni, interpretazioni</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 21:39:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La lirica romanza del Medioevo. Storia, tradizioni, interpretazioni, Atti del VI convegno triennale della Società Italiana di Filologia Romanza (Padova-Stra, 27 settembre &#8211; 1 ottobre 2006), a cura di Furio Brugnolo e Francesca Gambino, Padova, Unipress, 2009, 953 pp., 2 vols. Si può parlare della lirica romanza del Medioevo, e più in generale della lirica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La lirica romanza del  Medioevo. Storia, tradizioni, interpretazioni</strong>, Atti del VI  convegno  triennale della Società Italiana di Filologia Romanza (Padova-Stra, 27  settembre &#8211; 1 ottobre 2006), a cura di Furio Brugnolo e Francesca  Gambino,  Padova, <a href="http://www.unipress.it/" target="_blank">Unipress</a>,  2009,  953 pp., 2 vols.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.sifr.it/libri/2009/atti_sifr_padova.jpg" alt="" width="315" height="448" /></p>
<blockquote><p><span style="font-family: Book Antiqua,Times New Roman; font-size: small;"><span style="font-size: x-small;">Si  può parlare della lirica romanza del Medioevo, e più in generale della  lirica medievale, come di un unico organico fenomeno letterario, solo  linguisticamente distinto, o vi sono più &#8220;liriche&#8221; medievali? Quali sono  le affinità e quali le differenze fra le tradizioni liriche nei vari  volgari romanzi? E in che senso la lirica romanza delle origini (e la  poetica che la sottende) si differenzia da quella precedente e  contemporanea in latino? E ancora: come veniva letta e recepita ieri la  lirica del Medioevo e come viene letta e recepita oggi? Dove sta la sua  &#8216;poeticità&#8217;? La distanza storica che ci separa da essa è un ostacolo  alla sua comprensione e valorizzazione estetica o può costituire invece  un&#8217;occasione per attualizzare e vivificare un patrimonio culturale  comunque imprescindibile? Con quali parametri e quali intendimenti  accostarsi ad esso? Con quali strumenti analizzarlo e interpretarlo? E  infine: è possibile oggi una nuova considerazione, una nuova &#8216;visione&#8217;  della lirica medievale, in sé e all&#8217;interno del sistema dei generi e  della sua evoluzione?<br />
A questo complesso di problemi e interrogativi fanno idealmente capo  gli oltre quaranta contributi che sono qui raccolti e che formano gli  atti del VI convegno triennale della Società Italiana di Filologia  Romanza, svoltosi nel 2006: uno strumento indispensabile per conoscere e  approfondire un&#8217;affascinante tradizione letteraria che va dai trovatori  occitanici a quelli galego-portoghesi, dai trovieri francesi alla  Scuola siciliana agli stilnovisti. </span></span></p></blockquote>
<p>i<br />
Indice<br />
Furio Brugnolo, Parole introduttive p. I<br />
PARTE PRIMA<br />
Ulrich Mölk, La réflexion sur la notion de propriété artistique chez les troubadours p. 5<br />
Roberta Manetti-Sergio Vatteroni, Osservazioni sul primo trovatore p. 17<br />
Francesco Benozzo, Residui del canto sciamanico arcaico nella poesia dei trovatori p. 59<br />
Francesco Carapezza, Implicazioni musicali in Peire d’Alvernhe p. 93<br />
Giorgio Monari, Osservazioni su un caso di imitazione melodica nel repertorio trobadorico p. 117<br />
Giovanna Santini, Questioni linguistiche e testuali a margine del Rimario dei trovatori p. 139<br />
Speranza Cerullo, Lirica e non-lirica nella poesia dei trovatori p. 155<br />
Massimiliano De Conca, Storia di tradizioni ed interpretazioni: il caso di Arnaut Daniel p. 175<br />
Dario Mantovani, Prove di dialogo fra i trovatori p. 197<br />
Federico Saviotti, Nella tradizione di Raimbaut de Vaqueiras: un caso di varianti d’autore? p. 217<br />
Luca Morlino, Omonimi equivoci e riconoscimenti trobadorici: il caso di Peire Guillem p. 241<br />
Zeno Verlato, Il pretesto trobadorico della raccolta di poesie religiose del manoscritto di Wolfenbüttel p. 263<br />
PARTE SECONDA<br />
Maria Luisa Meneghetti, I confini del grand chant courtois p. 295<br />
Luciano Formisano, Riflessioni sulla lirica d’oïl: il contesto e i tratti pertinenti p. 313<br />
Maria Sofia Lannutti, Per uno studio comparato delle forme con ritornello nella lirica romanza p. 337<br />
Dan Octavian Cepraga, Opzioni metriche e polarizzazione stilistica: la canzone oitanica in décasyllabes p. 363<br />
Dominique Billy, Théorie et description de la césure: quelques propositions p. 385<br />
Margherita Lecco, Il Fauvel del ms. Paris B.N. f. fr. 146 come Canzoniere: le sottes chançons p. 425<br />
PARTE TERZA<br />
Vicenç Beltran, Tipología y génesis de los cancioneros: del Liederblatt al cancionero p. 445<br />
Maria Ana Ramos, La genesi di un canzoniere: copisti e dinamica testuale p. 473<br />
Pilar Lorenzo Gradín, Sobre el cómputo métrico en la lírica gallego-portuguesa p. 493<br />
Déborah González Martínez, Unha aproximación ao estudo do paralelismo e o refrán na lírica galego-portuguesa p. 509<br />
Mariña Arbor Aldea, Voz e voces na lírica profana galego-portuguesa: de Airas Moniz a don Afonso Sanchez p. 531<br />
Juan Paredes, Texto y contratexto en la lírica galaico-portuguesa. En torno a la cantiga B 460 de Alfonso X p. 559<br />
Simone Marcenaro, Nuove proposte interpretative per Pero da Ponte p. 571<br />
Esther Corral Díaz, Vocabulario trovadoresco: el motivo del mandado en la lírica gallego-portuguesa p. 583<br />
Antonio A. Domínguez Carregal, Marta López Macías, Isabel Vega Vázquez, BiRMED: Bibliografía de Referencia da Lírica Medieval Galego-Portuguesa p. 601<br />
Mercedes Brea, Angelo Colocci e la lirica romanza medievale p. 615<br />
Carlo Pulsoni, Di un’antica lirica pre-trobadorica in lingua lusitana p. 627<br />
PARTE QUARTA<br />
Margherita Spampinato Beretta, Reminiscenze classiche nel v. 2 del Contrasto di Cielo d’Alcamo? p. 677<br />
Mario Pagano, Ipersicilianismi, veri o presunti, in Stefano Protonotaro p. 689<br />
Stefano Rapisarda, Ipotesi di ricollocazione tematica di due testi della Scuola poetica siciliana p. 699<br />
Joachim Schulze, Osservazioni sulla lirica cavalleresca nel Duecento fiorentino p. 721<br />
Roberto Rea, «Ego tanquam centrum circuli» ( VN 5, 11) p. 739<br />
Giuseppe Marrani, Ai margini della «Vita Nova»: ancora per Cino ‘imitatore’ di Dante p. 757<br />
Beatrice Arduini, Il genere canzone nel più antico testimone del Convivio p. 777<br />
Roberta Capelli, Dante, dantismi e canone dantesco: alcuni spunti dal codice Capitolare CCCCXLV p. 795<br />
Giuseppina Brunetti, All’ombra del lauro: nota per Cino e Petrarca p. 825<br />
Fabrizio Beggiato, L’altro Piero ( Triumphus Cupidinis IV, 44) p. 851<br />
Teresa Nocita, Le ballate del codice Hamilton 90 p. 875<br />
Beatrice Barbiellini Amidei, Da Dante a Boccaccio p. 891<br />
PARTE QUINTA<br />
Lino Leonardi, Questioni di identità del genere lirico p. 921<br />
Roberto Antonelli, L’ “invenzione” dell’Io lirico p. 941</p>
<p>Indice e citazione  dal sito <a href="http://www.sifr.it/libri/2009/indice_atti_sifr_2007.pdf" target="_blank">SIFR</a></p>
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		<title>Musica e ballo nella lirica occitanica (mot so razo)</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 21:26:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dossier &#8220;Música i ball a la lírica occitana&#8221;: Anna Radaelli, Ilaria Zamuner, Susan Boyton.   Articles: Víctor Millet, Daniel Genís, Lola Badia. VOLUM 6 (2007) Vai al sito]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 10px;" src="http://www.narpan.net/images/stories/imatges/portadamsr6.jpg" alt="" width="150" height="211" /></p>
<p><strong>Dossier &#8220;Música i ball a la lírica  occitana&#8221;</strong>: Anna Radaelli, Ilaria Zamuner, Susan Boyton.   <strong> Articles</strong>: Víctor Millet, Daniel Genís, Lola Badia.<strong> </strong></p>
<p><strong>VOLUM 6 (2007)</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.narpan.net/motsorazo/msr.html" target="_blank">Vai al sito</a><br />
</strong></p>
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		<title>Nuova edizione dei Salutz d&#8217;amor</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 21:20:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Salutz d&#8217;amor. Edizione critica del &#8216;corpus&#8217; occitanico, a cura di Francesca Gambino, Introduzione e nota ai testi di Speranza Cerullo, Roma, Salerno Editrice, 2009, 834 pp. (Testi e documenti di letteratura e di lingua, XXIX).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Salutz  d&#8217;amor. Edizione critica del &#8216;corpus&#8217;   occitanico</strong>, a cura di  Francesca Gambino, Introduzione e  nota ai testi di Speranza Cerullo, Roma, <a href="http://www.salernoeditrice.it/" target="_blank">Salerno  Editrice</a>, 2009, 834 pp. (Testi  e documenti di letteratura e di lingua, XXIX).</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.narpan.net/images/stories/imatges/SalutzGRANDE.jpg" alt="" width="200" height="295" /></p>
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		<title>Trovatori ed erotismo</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 21:18:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gérard Gouiran, L&#8217;erotisme a les cançons d&#8217;alguns trobadors Mot so razo 7 (2009), pp. 23-31 Cfr. sito della rivista]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.narpan.net/images/stories/imatges/portadamsr2008.png" alt="" width="150" height="197" />Gérard Gouiran, <em>L&#8217;erotisme a les cançons d&#8217;alguns trobadors</em></p>
<p><strong><em>Mot so razo </em></strong>7 (2009), pp. 23-31</p>
<p>Cfr. <a href="http://www.narpan.net/motsorazo/msr.html" target="_blank">sito della rivista</a><em><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La nuova edizione di Peire Milo</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 21:13:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Edizione critica “sperimentale” della produzione linguisticamente anomala del trovatore Peire Milo, a cura di Luciana Borghi Cedrini. L’opera del trovatore Peire Milo – sul quale non abbiamo notizie storiche – non è più stata presa in esame dopo l’edizione e lo studio linguistico procurati da Carl Appel nel 1890 e 1896 e le note inserite [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Edizione critica “sperimentale” della  produzione linguisticamente anomala del trovatore Peire Milo, a cura di  Luciana Borghi Cedrini.</p>
<div><img class="alignleft" style="margin: 10px;" src="http://www.mucchieditore.it/components/com_virtuemart/shop_image/product/59ca7e08665278a3afa9c158909d5f04.jpg" alt="" width="142" height="200" />L’opera  del trovatore Peire Milo – sul quale non abbiamo notizie storiche – non  è più stata presa in esame dopo l’edizione e lo studio linguistico  procurati da Carl Appel nel 1890 e 1896 e le note inserite da Giulio  Bertoni nei Trovatori d’Italia del 1915. Questo abbandono dipende  proprio dalla sua qualità più interessante, la veste linguistica, così  irrimediabilmente deviante dalle regole indicate nelle grammatiche d’oc  medievali e moderne da poter quasi sembrare una grammaire des fautes. La  nuova edizione e la localizzazione proposte in questo lavoro sono  fondate principalmente su un’ampia raccolta di dati linguistici che  permette di supporre che gli “errori” di Peire Milo fossero in realtà  delle “regole alternative” largamente praticate.</div>
<div></div>
<div>Continua sul sito della <a href="http://www.mucchieditore.it/index.php/Studi-testi-e-manuali/Il-trovatore-Peire-Milo/Detailed-product-flyer.html" target="_blank">Mucchi Editore</a></div>
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